Comunità Energetiche Rinnovabili: Cosa Sono e Come Funzionano
☀️ Richiedi un preventivo →Le comunità energetiche rinnovabili, le CER, permettono di guadagnare con il fotovoltaico anche a chi non ha un tetto o non può installare pannelli: chi abita in condominio, chi è in affitto, chi ha la casa in ombra. Funzionano su un principio semplice: chi produce energia solare e chi la consuma nella stessa zona si mettono insieme, e lo Stato premia per vent’anni l’energia che condividono.
Se ne parla molto, spesso in modo confuso. Ecco come funzionano davvero, chi può entrare, quanto si guadagna e cosa è cambiato nel 2026, compresa la differenza con lo scambio sul posto e l’autoconsumo fotovoltaico classico.
In questo articolo
Cosa sono le comunità energetiche rinnovabili
Una comunità energetica rinnovabile è un soggetto giuridico, di solito un’associazione, una cooperativa o una fondazione, che riunisce persone, imprese ed enti della stessa area con un obiettivo dichiarato: produrre e condividere energia da fonti rinnovabili per avere benefici economici, ambientali e sociali. Non è una società che vende energia e non deve fare profitto come scopo principale.
Dentro una CER ci sono due figure. I produttori, che hanno un impianto, quasi sempre fotovoltaico, e immettono in rete l’energia che non usano. E i consumatori, che non hanno impianti ma prelevano energia dalla rete come sempre. Molti membri sono entrambe le cose.
Come funziona l’energia condivisa
Il punto da capire è che non ci sono cavi nuovi tra le case. Ognuno resta collegato alla rete come prima, con il proprio contatore e il proprio fornitore di luce. La condivisione è un calcolo che il GSE fa ora per ora.
Un esempio. Alle 13 l’impianto sul tetto della scuola immette in rete 30 kWh. Nella stessa ora le famiglie della comunità prelevano in tutto 22 kWh. L’energia condivisa di quell’ora è il valore più basso tra i due, cioè 22 kWh. Su quei 22 kWh la comunità riceve l’incentivo. Gli 8 kWh in più vengono venduti come normale energia immessa.
Perché il conto valga, produttori e consumatori devono essere collegati alla stessa cabina primaria, cioè la stessa grande cabina di trasformazione della rete elettrica. Di solito copre un comune o una parte di città. Puoi verificare la tua sulla mappa interattiva delle cabine primarie pubblicata dal GSE, inserendo l’indirizzo.
Chi può partecipare
Possono entrare in una CER:
- persone fisiche, proprietarie o in affitto;
- piccole e medie imprese, purché la partecipazione non sia la loro attività commerciale principale;
- enti locali e pubbliche amministrazioni, come i Comuni;
- enti religiosi, del terzo settore, di ricerca e formazione, associazioni.
Gli impianti che danno diritto all’incentivo devono avere una potenza fino a 1 MW ed essere entrati in esercizio dopo il 16 dicembre 2021. Chi partecipa resta libero di cambiare fornitore di luce e di uscire dalla comunità, alle condizioni previste dallo statuto.
Gli incentivi: quanto vale l’energia condivisa
Sull’energia condivisa il GSE riconosce per vent’anni una tariffa premio. Ha una parte fissa e una parte che si alza quando il prezzo all’ingrosso dell’energia è basso, fino a un massimo che dipende dalla taglia dell’impianto:
| Potenza impianto | Parte fissa | Tariffa massima |
|---|---|---|
| Fino a 200 kW | 80 €/MWh | 120 €/MWh |
| Da 200 a 600 kW | 70 €/MWh | 110 €/MWh |
| Da 600 kW a 1 MW | 60 €/MWh | 100 €/MWh |
Per il fotovoltaico c’è una maggiorazione che compensa il minore irraggiamento: 4 €/MWh al Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) e 10 €/MWh al Nord. A questa tariffa si aggiunge un piccolo corrispettivo riconosciuto da ARERA per l’energia condivisa, e naturalmente il produttore incassa anche il prezzo dell’energia immessa in rete.
Per tradurlo in numeri familiari: 120 €/MWh sono 12 centesimi per ogni kWh condiviso. La tariffa resta accessibile per gli impianti che entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2027, salvo esaurimento del contingente di potenza previsto, e la domanda al GSE va presentata entro 120 giorni dall’entrata in esercizio.
Quanto si guadagna davvero
Qui serve un po’ di realismo, perché in giro si leggono promesse esagerate. L’incentivo non arriva ai singoli membri in automatico: lo incassa la comunità, che lo divide secondo le regole del proprio statuto. Di solito una parte va a chi ha messo l’impianto, una parte ai consumatori, una parte copre le spese di gestione e, spesso, una quota finanzia progetti sociali sul territorio.
Facciamo un conto semplice. Una comunità con un impianto da 100 kW nel Centro Italia produce circa 130.000 kWh l’anno. Se ne condivide 80.000 con i membri, a circa 12 centesimi il ricavo dell’incentivo è nell’ordine dei 10.000 euro l’anno. Divisi tra, poniamo, 60 famiglie consumatrici e il produttore, per chi consuma soltanto si parla di qualche decina di euro l’anno.
Non è una cifra che cambia la vita, ed è giusto dirlo. Il vantaggio vero di una CER è un altro: rendere conveniente un impianto collettivo che da soli non si potrebbe fare, e per chi ha un tetto adatto, dare un valore in più all’energia che altrimenti venderebbe a pochi centesimi.
Autoconsumo fotovoltaico e scambio sul posto: le differenze
CER, autoconsumo, scambio sul posto, ritiro dedicato: sono strumenti diversi che spesso si confondono.
| Strumento | Come funziona | Stato nel 2026 |
|---|---|---|
| Autoconsumo individuale | Usi direttamente l’energia del tuo impianto mentre la produci | Sempre valido, è la voce di risparmio più importante |
| Scambio sul posto | Compensava l’energia immessa con quella prelevata in altri momenti | Chiuso per gli impianti entrati in esercizio dopo il 29 maggio 2025 |
| Ritiro dedicato | Il GSE ti paga l’energia immessa in rete al prezzo all’ingrosso | Attivo, è il sistema standard per i nuovi impianti |
| Gruppo di autoconsumatori | La condivisione avviene tra i condomini dello stesso edificio | Attivo, con la stessa tariffa premio delle CER |
| Comunità energetica | La condivisione avviene tra membri sotto la stessa cabina primaria | Attiva, tariffa premio per 20 anni |
Se hai un impianto tuo, entrare in una CER non toglie nulla: continui ad autoconsumare come prima, vendi l’eccedenza con il ritiro dedicato e, in più, l’energia che risulta condivisa con gli altri membri riceve la tariffa premio. Come aumentare l’autoconsumo in casa lo spieghiamo nella guida al fotovoltaico senza accumulo.
Per chi abita in condominio la soluzione più semplice è spesso il gruppo di autoconsumatori: un impianto sul tetto comune che condivide l’energia tra gli appartamenti, con incentivi analoghi a quelli delle CER.
Come entrare o creare una CER
Trova la tua cabina primaria
Sulla mappa del GSE, inserendo l’indirizzo. Ti dice qual è il perimetro dentro cui cercare una comunità.
Cerca una comunità esistente
Chiedi al Comune, alle associazioni locali, alle parrocchie, alle cooperative: molte CER cercano membri, soprattutto consumatori. Entrare in una comunità già avviata è la strada più semplice.
Leggi lo statuto
Controlla come vengono divisi gli incentivi, quali costi ci sono e come si esce. È qui che si capisce se la comunità è seria.
Oppure creane una
Serve un soggetto giuridico con uno statuto conforme, almeno un impianto rinnovabile e dei membri sotto la stessa cabina primaria. Un referente presenta la richiesta al portale del GSE. Il supporto di un tecnico o di un consulente specializzato è quasi indispensabile.
Pro e contro
| Pro | Contro |
|---|---|
| Accessibili anche a chi non ha un tetto | Guadagno modesto per chi è solo consumatore |
| Incentivo garantito per 20 anni | Costituirne una richiede tempo e competenze |
| Nessun cambio di fornitore o di contatore | Il risultato dipende da quanto la comunità è ben gestita |
| Valorizzano l’energia in eccesso di chi ha l’impianto | Il contributo PNRR non è più disponibile per i nuovi progetti |
Se il tuo tetto è adatto, la strada che rende di più resta un impianto tuo, eventualmente inserito in una comunità per valorizzare l’energia in eccesso. Puoi partire da una stima gratuita con il modulo preventivo della pagina fotovoltaico.
Domande frequenti
Cosa sono le comunità energetiche rinnovabili?
Sono soggetti giuridici, come associazioni o cooperative, che riuniscono cittadini, imprese ed enti della stessa area per produrre e condividere energia rinnovabile. Sull’energia condivisa ricevono dal GSE una tariffa premio per vent’anni.
Bisogna avere i pannelli per entrare in una CER?
No. Si può partecipare anche solo come consumatori, senza impianti e senza cambiare fornitore di luce. Serve essere collegati alla stessa cabina primaria degli impianti della comunità.
Quanto si guadagna con una comunità energetica?
La tariffa premio arriva fino a 120 €/MWh, più una maggiorazione al Centro e al Nord, ma la incassa la comunità e la divide secondo lo statuto. Per chi è solo consumatore il beneficio è in genere di qualche decina di euro l’anno.
Il contributo PNRR del 40% per le CER è ancora disponibile?
No, le nuove domande si sono chiuse il 30 novembre 2025. Resta la tariffa premio per gli impianti che entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2027.
Lo scambio sul posto esiste ancora?
Solo per gli impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025. I nuovi impianti vendono l’energia in eccesso con il ritiro dedicato e possono valorizzarla ulteriormente entrando in una comunità energetica.
In condominio si può fare una comunità energetica?
Sì, ma spesso è più semplice un gruppo di autoconsumatori: un impianto sul tetto comune che condivide l’energia tra gli appartamenti, con incentivi analoghi.
Vuoi un preventivo per casa tua?
Richiedi un preventivo gratuito e senza impegno: un impianto tuo è il modo migliore per partecipare a una comunità energetica.
☀️ Richiedi un preventivo →